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VASI VINARI
ECOSOSTENIBILI IN
COCCIOPESTO

Elementi in
cocciopesto
per arredo urbano

Elementi in cocciopesto per arredo urbano

VASI VINARI
ECOSOSTENIBILI
IN COCCIOPESTO

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CHI SIAMO

Nel corso degli ultimi anni, avvalendosi della consulenza di enologi e produttori vitivinicoli, ha realizzato una gamma di contenitori per vinificazione ed affinamento in un materiale storico: il COCCIOPESTO.
Il progetto segue una tendenza già consolidata, sull’uso di inerti nelle vasche di fermentazione e affinamento che ha portato l’identificazione in una start-up per la  produzione di  vasi made in italy di design.
Il processo produttivo, deve offrire alle cantine e gli enologi garanzie “certificate” (ad esempio sotto l’aspetto contenitore per alimenti), e soluzioni innovative e sostenibili, corrispondenti alle nuove esigenze di vinificazione e affinamento. Il filo conduttore dell’intero progetto è quello di riportare il contenitore per il vino a materiali “il Cocciopesto” e forme “l’Ottagono” che vengono da tradizioni millenarie nell’uso di materiali impermeabili per liquidi.
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COCCIOPESTO

Le origini (etimologia)

La storia del “cocciopesto” inizia da molto lontano. Già i Fenici (XXII secolo A.C.) adoperavano un amalgama riconducibile a questo materiale. Nella tecnica costruttiva romana è un impasto di calce, sabbia o pozzolana con frantumi di laterizio (da cui prende il nome) che possono avere granulometrie diverse, ma comunque omogenee. Veniva impiegato come rivestimento murario con funzione impermeabilizzante nei luoghi umidi, nelle cisterne, negli impianti di riscaldamento, nei grandi  acquedotti romani e in tutte le situazioni dove si verificava una criticità per problemi  di impermeabilizzazione. Plinio nel libro 35 de la sua  Naturalis Historia,  cita così: i vasi della città di Segni erano i migliori e più accreditati degli altri.(“Fractis etiam testis utendo sic, ut firmius durent, fusis calce addita, que vacant signina”).Vitruvio, architetto e il  più famoso teorico d’architettura di tutti i tempi, nel suo trattato “De Architectura” (Sull’architettura), in 10 libri, scritto probabilmente tra il 29 e il 23 A.C., ci dà le regole per comporre l’Opus Signinum. Scrivendo: “si deve prima preparare dell’arena purissima, si rompono i selci in ciottoli non più grossi del peso di una libra, vi si aggiungono della calce della più gagliarda e tutto nelle seguenti proporzioni: cinque parti di arena, due di calce, vi si aggiunge del cemento, si mescola tutto in un grande mortaio e con questo miscuglio si fanno delle mura oppure si spalma il terreno e si pesta tutto con pestelli di legno ferrato”. I resti rinvenuti sino ai nostri giorni, sono lì a testimoniare la grandezza ed il genio dei nostri remoti concittadini.
Il Prof. Giorgio Santi, professore di storia naturale all’Università di Pisa, in un testo sulle province Senesi, pubblicato nel 1798, cita il “calcestruzzo” ottenuto dalla calce scelta e dai cocci di anfore, vasi di terracotta segnino.
Il cocciopesto è stato adoperato da Pompei al Medioevo fino ai tempi nostri sempre nell’utilizzo come impermeabilizzante naturale.

Il nostro cocciopesto

La nostra ricerca su materiali storici e naturali per un eventuale utilizzo nella realizzazione di  contenitori per la vinificazione, ci ha portato grazie a suggerimenti di docenti universitari ed enologi di fama, a riscoprire questo amalgama. Analisi effettuate sul materiale in oggetto hanno dato ottimi risultati per quanto riguarda le cessioni di metalli pesanti. Nella nostra miscela la calce ( che da cessioni di metalli pesanti che non giovano alle necessità igieniche e alle proprietà organolettiche nella maturazione del vino)  è sostituita da un legante cementizio in bassa percentuale, insieme agli altri inerti come il tritello di cotto, sabbia , ghiaia lavata in doppia granulometria e fibre leganti strutturali in polipropilene che compongono il nostro amalgama.
Ad una analisi comparativa rispetto ad altre aziende che lavorano nel settore che utilizzano altri materiali inerti come argilla, clinker o ceramica per contenitori nel campo enologico, i nostri vasi sono sicuramente i più ecosostenibili, molto adatti in particolare per le cantine bio, in quanto adoperano nell’impasto materiali completamente naturali e non necessitano di cottura in forno e quindi non danno cessioni di anidride carbonica nell’atmosfera.
Una delle migliori caratteristiche che ne fanno un prodotto d’eccellenza è la micro ossigenazione che durante la vinificazione aiuta le fecce a non produrre odori sgradevoli trasmissibili al vino. Questo processo conferisce limpidezza e pulizia al vino il quale durante l’affinamento oltre a non assorbire vino (come i legni e alcuni cementi non vetrificati), non crea evoluzioni ossidative nel breve e medio periodo.

Design e personalizzazione

Considerando che per le nostre botti abbiamo utilizzato una “mescola” storica come il cocciopesto, anche per il design del prodotto ci siamo ispirati a forme classiche nella storia dell’architettura come quella dell’ottagono. Già in periodo paleocristiano, per arrivare dal medioevo al cinquecento e fino ai nostri giorni, di vestigia di costruzioni con una matrice di composizione architettonica che tenga conto di una pianta ottagonale, è piena la storia del nostro paese. S. Vitale a Ravenna, Castel del Monte in Puglia, i battisteri di Pisa e Firenze tanto per citare i più importanti, portano come matrice un’impronta architettonica con base ottagonale, da noi presa per ideare i nostri contenitori.

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I NOSTRI PLUS

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MADE IN ITALY e UNICITA’.
L’apprezzamento a livello mondiale del Made in Italy contribuisce alla diffusione dei nostri prodotti nei mercati esteri. I contenitori vinari sono novità in un comparto, quello vinicolo, abbastanza statico per quanto riguarda l’innovazione. Moka 16 e 30 hanno l’ulteriore vantaggio di essere pezzi unici, creati con un unico stampo, non sono pertanto utilizzate colle alimentari per aggregare i prodotti

IDONEITA’ ALIMENTARE.
Grazie all’utilizzo di materie prime di qualità certificata i nostri vasi sono idonei al contenimento di alimenti.
Non è necessario vetrificare internamente il vaso (come da indicazione di legge) con resine alimentari che vanificherebbero la micro ossigenazione, caratteristica fondamentale per la maturazione del vino. Gli elementi costituenti del vino, presentano una spiccata potenzialità ad interagire con le pareti con cui vengono a contatto, sono principalmente i vari acidi organici, che possono intaccare le pareti stesse disciogliendo nel vino molecole estranee. Nel cocciopesto questo non avviene, non ci sono cessioni, per questo è un materiale certificato per alimenti

MICROOSSIGENAZIONE.
I nostri contenitori permettono un lento rilascio di ossigeno al vino.
Il vino assume colore vivido, si ammorbidisce acquistando più aromi durante l’affinamento. Il contenitore non assorbe vino (come i legni e alcuni cementi non vetrificati) e non crea evoluzioni ossidative nel breve e medio periodo. Eccellenti sono i risultati durante la vinificazione nei nostri contenitori: la micro ossigenazione aiuta le fecce a non produrre odori sgradevoli trasmissibili al vino. Questo processo conferisce limpidezza e pulizia al vino

ECOSOSTENIBILITA’.
Da generazioni e generazioni le materie prime per fare il cocciopesto sono materiali inerti e inquadrabili nelle nuove tendenze dell’economia circolare
I nostri contenitori sono prodotti con materie prime naturale, riciclate e materiali di scarto di altre produzioni come trito di cotto. I prodotti sono ecosostenibili non solo nelle materie prime ma anche nella tecnica di produzione: non cuociamo la mescola, non utilizziamo collanti chimici ma solo essiccamento all’aria aperta e alle intemperie!

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INERZIA TERMICA.
è la capacità di un materiale di variare più o meno lentamente la propria temperatura come risposta a variazioni di temperatura esterna.
Lo spessore e la mescola dei nostri contenitori garantisce la tenuta termica (superiore anche a ciò che faceva la terra in cui venivano interrate le anfore, inesistente nell’acciaio e poco performante nei contenitori in legno). I vasi regolano lentamente gli sbalzi di temperature non arrecando variazioni repentine al vino contenuto all’interno e non rendono necessari raffreddamenti forzati , previsti per la linea Matita

EVOLUZIONE ORGANOLETTICA.
La nostra mescola, studiata per avere una lenta microossigenazione in vinificazione e affinamento è inquadrabile nei materiali inerti (materiali che non rilasciano odori o gusti al liquido contenuto). Il cocciopesto è infatti un materiale inerte impermeabile all’ossigeno, nei quali il vino diventa limpido e si stabilizza, il profumo prende forma con un bouquet più intenso, fine e complesso, infine il sapore si equilibra e si ammorbidisce. I nostri contenitori non creano cariche elettrostatiche come avviene con l’acciaio.

DESIGN E PERSONALIZZAZIONI.
Design unico ispirato alla storia e personalizzabile con decori e logo aziendale
Così come per la “mescola” abbiamo utilizzato un materiale storico come il cocciopesto, anche per il design ci siamo ispirati a forme archetipe nella storia dell’architettura come quella dell’ottagono. Anche per uscire dalle solite forme a tuttotondo sono fino ad oggi adoperate, portando così un contributo ulteriore a un prodotto di design made in italy. Personalizzazioni nel decoro esterno con disegni e loghi aziendali sono previsti nella nostra offerta di castomizzazione

IL COCCIOPESTO.
Storica amalgama scoperta attraverso nostre ricerche su materiali storici e naturali grazie anche a suggerimenti di docenti universitari ed enologi di fama.
Analisi effettuate sul cocciopesto hanno dato ottimi risultati per quanto riguarda le cessioni di metalli pesanti. Nella miscela la calce (che da cessioni di metalli pesanti che non giovano alle necessità igieniche e alle proprietà organolettiche nella maturazione del vino) è sostituita da un legante cementizio in bassa percentuale, insieme agli altri inerti come il tritello di cotto, sabbia , ghiaia lavata in doppia granulometria e fibre leganti strutturali in polipropilene.

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